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05/03/2014 - Scompartimento d'autore

Different Trains di Steve Reich

Un bambino, i treni e l'Olocausto.

Far stare assieme musica, Olocausto e treni nello stesso brano non è semplice. Steve Reich c'è riuscito con "Different trains", allora ci tento anch'io; il suo tentativo è una composizione musicale, il mio un piccolo scritto e quindi mi rendo conto di avere vita più facile.
Steve Reich è infatti un musicista contemporaneo -per molti appartenente a quel genere chiamato "minimalismo"- che in molte composizioni, come in questa, ha usato anche musica elettronica e musica concreta.
Però, se parlo di musica concreta senza spiegare cosa essa sia, rischio di non farmi capire fin da subito. Eppure la musica concreta è determinante in questo brano e bisogna aver chiari i singoli elementi della composizione e poi metterli assieme per potersi orientare e tentare di capire qualcosa. Come l'Olocausto: se non si hanno chiari i fatti storici che l'hanno preceduto e che si sono combinati per causarlo in modo che si spera irripetibile, non lo si può afferrare e non lo si può capire.
In breve: la musica concreta è la riproduzione di suoni, spesso manipolati prima o nel corso dell'esecuzione, registrati dalle fonti più disparate. Per una strana coincidenza il primo brano di musica concreta, realizzato dal francese Pierre Schaeffer, è "ferroviario": "Étude aux chemins de fer" è la riproduzione di fischi, sbuffi, rotolamento sui binari di un convoglio ferroviario registrati dal vivo. E questo ci consente di dire con orgoglio, la prossima volta che ascolteremo una locomotiva a vapore (ma anche un bel locomotore elettrico), "Senti che musica!". Non tutti capiranno, come successe a Schaeffer e come sperimentò Reich. Non importa.
"Different trains", treni diversi, nasce da un'eseprienza biografica di Reich, che da bambino viaggiò frequentemente tra le due coste degli Stati Uniti per stare con i suoi genitori che, quando divorziarono, avevano scelto l'affido condiviso. Quindi Steve Reich si fece tutti i treni famosi che viaggiavano da costa a costa degli USA tra la fine degli anni '30 e i primi anni '40, credo facendo crepare d'invidia più di un appassionato.
Molti anni dopo, già adulto, si rese conto che se lui, ebreo, fosse vissuto da bambino sull'altra sponda dell'Atlantico, sarebbe stato costretto ad usare treni ben diversi, per altre destinazioni e per destini molto più incerti: Different Trains, insomma. Di quelli che portarono centinaia di migliaia di ebrei verso i numerosi campi di sterminio sparsi in tutta Europa.
La strumentazione può sembrare insolita, ma è influenzata da altri lavori che Steve Reich aveva terminato in quel periodo -la composizione è del 1988- e prevede un quartetto d'archi, estratti di interviste tagliati talvolta fino a selezionare il singolo elemento tematico, tastiere elettroniche e registrazioni di treni.
Il brano si apre con una potente frase degli archi con percussioni sullo sfondo che, alle orecchie di un appassionato, suona inequivocabilmente come l'incedere di una locomotiva a doppia espansione: una potente Hudson o una Pacific, quasi sicuramente carenate, che immaginiamo in testa ai treni più veloci che in quegli anni attraversavano gli Stati Uniti. Reich non vuole fare una musica imitativa o a programma, ma l'intento è quello di rendere il mondo di un bambino che viaggiava nei treni più prestigiosi dell'epoca, per il quale la dimensione, la potenza, la velocità e la linea estetica delle locomotive molto probabilmente avevano una forte influenza nella sua immaginazione: i convogli a trazione diesel che già in quegli anni effettuavano servisi prestigiosi non vengono nemmeno citati.
Al quartetto si affianca subito la tastiera elettronica che sovrappone suoni derivati sempre dal passaggio del treno (per l'appassionato fischi di locomotiva e fruscii dell'aerodinamica) e, dopo una breve introduzione, frammenti di interviste fatte alla governante che accompagnava Reich bambino nei suoi viaggi e ad un inserviente della Pullmann che parlano dei viaggi in treno nell'America degli anni '30. Il parlato è molto importante perché, secondo una tecnica compositiva che Reich stava elaborando in quegli anni, serve per creare la base armonica e tematica della musica.
Il parlato non è solo uno strumento al servizio della musica, è anche un tentativo di affiancare e rendere in contemporanea un intento documentaristico e uno musicale: il treno, i personaggi e il viaggio non sono più resi imitativamente, ma sono protagonisti del brano con dignità pari a quella della musica.

La composizione si divide in tre movimenti:

    America-Before the War
    Europe-During the War
    After the War

Il primo movimento, del quale abbiamo iniziato a parlare, prosegue per circa nove minuti con un tono positivo nei confronti dei treni: la velocità, il lusso, la tranquillità, resi sia dalla scelta dei brani vocali che dalla musica. Significativa la ripetizione "From New York to Los Angeles to New York" che sottolinea sia i frequenti viaggi di Reich bambino, ma anche l'affidabilità del servizio e quindi il "different trains every time" della governante che verosimilmente dà il nome alla composizione. La musica, costituita da frasi lunghe alternate a frasi più ritmiche che armonicamente si adeguano sempre al parlato, contribuisce ad approfondire il senso che Reich ha inteso dare a questo movimento.
Il secondo movimento cambia drammaticamente l'atmosfera. E la base è ora composta da brani di interviste a sopravissuti ai campi di sterminio.
Il passaggio dal primo al secondo movimento è reso con l'elenco degli anni nei quali si svolgono le storie parallele di questi "treni differenti". La musica si ispira ancora al parlato, ma è ora più cupa, più claustrofobica, più angosciante. Non ci sono più i fischi rassicuranti delle locomotive, ma sirene, fischi urlati, ora resi con registrazioni dal vivo.
Rispetto al primo movimento il parlato è più presente e più descrittivo, molto probabilmente nell'intento di dare maggior pathos alla drammaticità delle storie narrate che furono vissute dai protagonisti nella loro infanzia. Il contrasto con il mondo di Reich bambino e con i treni da lui utilizzati non potrebbe essere più evidente.
L'ultimo movimento inizia con un tema estraneo alla ferrovia, una specie di inno festoso (sembra di riconoscere temi celebrativi ebraici) che porta alla prima frase "the war is over", un liberatorio "la guerra è finita".
Il serrato fraseggio ritmico che segue rimanda indubbiamente alle sonorità ferroviarie che si erano udite nel primo movimento, ma ora sono molto più rarefatte. E' infatti la voce della governante a riprendere la narrazione dei viaggi ("To Los Angeles. To New York."), quindi quella del dipendente della Pullman. L'area tematica è sempre quella del primo movimento, soprattutto per i suoni "ferroviari", ma più che una ripresa, si assiste ora ad una riflessione espressa musicalmente sul materiale tematico esposto nei precedenti movimenti. Sgnificativa anche l'assenza nel titolo del terzo movimento del riferimento geografico. E' un invito alla riflessione rivolto anche all'ascoltatore: se negli Stati Uniti le cose sembrano riprendere come prima (Steve Reich riprende i suoi viaggi da pendolare tra le residenze dei due genitori), altrove -in Europa- non può essere così. Il movimento si chiude su frasi musicali che tratteggiano un'atmosfera melanconica. Non credo che con essa Reich ci voglia dare un suo giudizio sulla Storia (in qualche modo ce l'ha rivelato con il titolo), ma forse -credo- è solo un modo per invitarci a riflettere. In quel momento non c'è una risposta perché ora tocca all'ascoltatore.

Steve Reich - Different Trains

(Europe - During the war)

Steve Reich - Different Trains


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