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23/01/2014 - Scompartimento d'autore

Il treno in musica: Rossini

di Mario Durante

Dialogo immaginario in treno:

Il controllore: "Presto presto: qua un biglietto"
Rossini: "Un biglietto?... Eccolo qua"

Se il fischio del treno è un trillo diabolico, lo sferragliare delle carrozze un rumore insopportabile, gli altri viaggiatori dei leziosi indicibili, beh, probabilmente siete Gioachino Rossini, oppure state viaggiando con lui in un avvenieristico -per l'epoca- convoglio ferroviario trainato da una locomotiva a vapore.
A Rossini il treno non piaceva: non era una di quelle persone che smaniavano per le novità, anzi lo si potrebbe definire un reazionario, e non si preoccupava di nasconderlo. Per quale motivo un uomo poco amante delle novità sia riuscito ad innovare profondamente l'opera lirica italiana -nel Barbiere mette addirittura in ridicolo gli estimatori dei "vecchi" maestri (di pochi decenni prima)- può quindi sembrare misterioso. E' però vero che ferrovie e musica non erano proprio la stessa cosa e anzi si dovrà arrivare alla fine dell'800 perché gli artisti inizino a vedere nel treno -e nella ferrovia in genere- un soggetto dotato di personalità e caratteristiche autonome (se proprio non ne dovessero venire in mente: almeno Zola con la "Bête Humaine" e gli impressionisti con le periferie delle città industriali).
Ritorniamo al treno. Rossini era in buona compagnia all'epoca -siamo verso la metà dell'800 e le ferrovie nell'Europa continentale stanno nascendo- nell'esprimere giudizi critici nei confronti del nuovo mezzo di trasporto:

"...è davvero un volo, ed è impossibile sottrarsi al pensiero che il minimo incidente potrebbe causare la morte di tutti" (T.Creevy 1829)

"...ora noi possiamo salire su un treno al mattino , quindi trovarci per dodici ore su quel treno, e dunque, per così dire, in nessun luogo... Nel vecchio modo di viaggiare, il rapporto tra paesaggio e geografia era più equilibrato" (E. Strauss)

"[la ferrovia] trasforma l'uomo da viaggiatore a pacco vivente" (J. Ruskin)

"Viaggiando in ferrovia lo spettacolo della natura, la vista incantevole di monti e valli vanno perduti o vengono deformati nella maggioranza dei casi" (anonimo 1884)

"Le cose più vicine, alberi casolari e simili, non si possono affatto distinguere bene..." (J. Burkhardt 1840)

Inevitabile, credo: il treno all'epoca porta una tale quantità di cose nuove che spiazza tutti, favorevoli e contrari. E' la rivoluzione industriale che arriva fino alla porta di casa (e può non essere gradito), è l'indipendenza dal mondo naturale (sì, però, il cavallo è tanto simpatico...), è un viaggio più confortevole della diligenza (sì, però, che scomode quelle panche e quelle vibrazioni, diranno molti dimenticando improvvisamente gli scossoni della diligenza), è un nuovo modo di descrivere la geografia, basato ora sulla velocità e quindi sul tempo, non più sulla distanza (non c'è più il tempo di fare conversazione, è una lamentela diffusa, non ricordando più certi logorroici sopportati per ore), è un nuovo modo di vedere il paesaggio, deformato dalla velocità, è l'irrompere del rumore -finora confinato alle città- nei paesi e nelle campagne (c'è chi ritiene che il frastuono del treno farà impazzire gli uomini e gli animali).

E Rossini, colpito anche lui da tutte queste novità, fa la cosa più naturale che un musicista possa fare: scrive un brano musicale.
"Un pétit train de plaisir" è il titolo, "Il trenino di piacere" in italiano: Rossini non può rinunciare alla leggerezza, alla comicità, al sorriso, anche se parla di cose che non gli piacciono.
In questo brano, per pianoforte solo, egli descrive un viaggio in treno da lui fatto su insistenza -pare- di un amico. Descrizione però non è la parola giusta visto che Rossini stesso chiama questo genere di musica "comico imitatif": è la libera trasposizione di quanto accaduto nel viaggio e un volo di fantasia per arricchire la storia con quello che non è successo.
Il brano insomma racconta per suoni il viaggio, iniziando con la campana della partenza, proseguendo con la marcia del treno -un piacevole motivo di danza che fa dubitare dell'astio di Rossini verso il treno- e arrivando ad una stazione intermedia anticipata dal fischio satanico della locomotiva (sospetto che Rossini nel frattempo si fosse addormentato...).
Alla stazione insopportabili damerini sdolcinati fanno scendere insopportabili damigelle altrettanto sdolcinate.
Si riparte accompagnati dalla piacevole melodia di prima, ma le cose finiscono male: un tremendo incidente interrompe la corsa.
Non si ha notizia di niente di tragico accaduto nel vero viaggio di Rossini, ma certamente egli non poteva fare a meno di inserire questa scena, anche perché il timore dell'incidente nei viaggi in ferroviA era sempre presente ed era addirittura diventato un tema dibattuto dopo il primo grave incidente accaduto pochi anni prima proprio in Francia, dove Rossini si era trasferito.
La musica descrive il fracasso dell'incidente, quindi la salita di un'anima in paradiso (motivo ascendente) e la discesa di un'anima all'infermo (motivo discendente): per chi non avesse chiaro cosa intendesse Rossini con "comico imitatif". La partitura riporta a margine il commento di Rossini "on ne m'y attrapera pas", "non mi faccio più fregare".
Il finale è un valzer allegro che descrive il "dolore straziante" degli eredi che stanno già facendo i conti dell'eredità (è più che banale, commenta Rossini: è vero!)

Tra fischi satanici, viaggiatori insopportabili e disastri questo è comunque il primo brano musicale che parla di ferrovie (non considero tutte le marce e i brani d'occasione suonati nelle varie inaugurazioni di linee o stazioni, puramente celebrativi stando ai commenti contemporanei e comunque tutti -credo fortunatamente- più o meno persi) e bisognerà aspettare il 900 perché la musica ritorni a parlare di treni e ferrovie in maniera originale e a quel punto non sarà più solo la musica "colta" ad occuparsene, anzi soprattutto blues, jazz, spiritual.

Dimenticavo: le voci critiche dell'epoca rappresentano solo una parte della discussione, anzi moltissimi scritti riportano una visione molto più positiva della ferrovia, come può esemplificare questa frase curiosa:

"c'è da aspettarsi che fra non molto l'uomo nervoso salirà su un vagone trainato da una locomotiva e si sentirà molto più sicuro..." (anonimo 1825)

Chi volesse approfondire l'argomento può leggere "Storia dei viaggi in ferrovia" di W. Schivelbusch, ed. Einaudi. L'analisi è un po' datata, ma è una ricchissima fonte di notizie.
E soprattutto, ascoltate il brano di Rossini!



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