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19/02/2014 - Scompartimento d'autore

Austria Felix in 760 mm

di Mario Durante

Cerco Austria Felix sull'atlante geografico, ma non la trovo. Eppure mi assicurano che esiste, certo che esiste.
Non conosco una sola persona che sia stata in grado di trovarla sull'atlante, anche perché nessuno sa di preciso dove sia, per quanto in molti sarebbero in grado di riconoscerla se improvvisamente vi ci si trovassero. Come se nel corso di un viaggio in treno ci immergessimo nella lettura di un libro senza prestare attenzione al paesaggio e, all'improvviso, distogliendo gli occhi dalle parole mentre stiamo girando una pagina, ci accorgiamo che fuori tutto è cambiato e riconosciamo un luogo quasi dimenticato, sospettando in cuor nostro di non esserci mai stati, ma ricordando tutti i particolari. D'altronde se avessimo osservato continuamente fuori dal finestrino sarebbe stato impossibile capire quando si è già arrivati nell'Austria Felix e quando invece non ci si è ancora: un confine, una chiara demarcazione tra il dentro e il fuori, non esiste.
Così si arriva nella Felix Austria: in treno chiaramente, perché non si può guidare per arrivarci, ma solo essere trasportati (non mi è chiaro cosa succeda ai macchinisti, forse agiranno sui comandi della locomotiva non per loro volontà, forse è così perché non sono loro i responsabili degli scambi e dei segnali incontrati lungo il viaggio).
E il treno che ci conduce non può che essere un convoglio a 760 mm. 76 centimetri di scartamento: la metà dello scartamento normale, praticamente un giocattolo in grande. Bosnisches Schmalspur! Scartamento bosniaco, lo si chiama in Austria Felix, ricordando nostalgicamente con sintesi involontaria l'impero absburgico e allo stesso tempo la sua fine. Appena ottenuto il protettorato della Bosnia -siamo nella seconda metà dell'800- l'Austria Ungheria regala immediatamente al territorio appena acquisito questo giocattolo in grande: una rete di ferrovie militari per la quale ragioni di economicità, di semplicità costruttiva e di facilità nella gestione, resero opportuno uno scartamento più piccolo di quello ordinario. Questa scelta si tramutò rapidamente nella misura uniforme di tutte le ferrovie a scartamento ridotto costruite in seguito per tutto l'impero, in maniera molto equanime dall'Adriatico al Mar Nero, dalla Dalmazia ai Carpazi. La misura di 760 mm non venne però scelta espressamente: era la misura dei binari utilizzati in ferrovie da cantiere per lavori di sistemazione del Danubio terminati poco prima e ora in magazzino in grande quantità, in attesa di nuovi utilizzi. A sua volta la ditta che aveva effettuato i lavori utilizzò quei binari perché li aveva in quel momento disponibili, terminati alcuni contratti sul canale di Suez. Quando è stata presa la scelta della scartamento, allora? Difficile stabilire quando e perché iniziano le cose in Austria Felix, ma altrettanto difficile capire anche quando finiscono, e se talvolta finiscono è solo un errore di prospettiva perché in realtà continuano in diverso modo da qualche altra parte.
Siamo dunque in Austria Felix -anche se non sapremmo indicare la strada né il treno che abbiamo utilizzato- appena scesi dal trenino che, senza correre né troppo veloce né troppo lento come si addice a quei luoghi, ci ha portati a destinazione; e vediamo che la Felix Austria non ha grandi città sommerse dal traffico, ma solo dei paesi tranquilli, lindi, ordinati e colorati da sembrare un disegno più che una fotografia. Le persone che ci vivono sono sempre sorridenti, contente del loro lavoro: insegnante, contadino, avvocato, fabbro, farmacista o medico, capostazione, maestro di posta, direttore della banca, maestro di musica, commerciante, studente, gendarme, prete, impiegato (è strano ma in Austria Felix è difficile trovare donne che lavorino).
Solo il treno è autorizzato a comunicare con il mondo, a portare quello che Zanzotto chiama "el remissiamento che vien da fora dal Mondo", ma in modo tanto discreto che il remissiamento -l'agitazione- non è poi tanto e viene subito assimilato. Solo che non si riesce a capire come possa essere scritto l'orario di quel treno che porta in Austria Felix, se non sappiamo dove si trova, né dove inizia. Ha per certo una stazione di partenza e una di arrivo, ma è il percorso in mezzo che non si capisce. Pare che l'imperialregia stamperia abbia avuto un problema con la rotativa e il tratto centrale del percorso sia restato bianco o forse, maneggiando il foglio, da qualche parte una cucchiaiata di gulash sia caduta sopra e l'unto abbia reso illeggibile l'orario.
Se poco sappiamo della posizione geografica della Felix Austria, abbiamo invece un numero enorme di guide turistiche: libri, scritti a partire dagli anni '20 del secolo scorso, che gettano le fondamenta del mito absburgico e su di esso costruiscono la Felix Austria dimenticando scientemente il dolore, la violenza, i disagi, le difficoltà della vita e costruendo un mondo con molte contraddizioni ma ininfluenti, un ordine sociale rigido ma sicuro, un'autosufficienza impossibile ma tranquillizzante. Oppure descrivendolo come un mondo perfetto, ma in balia ormai di una catastrofe inevitabile, come in effetti fu: in balia della catastrofe, intendo. I suoi autori sono Joseph Roth, che ne fu il grande poeta, Stephan Zweig, il nostalgico, Robert Musil, l'anatomopatologo, Heimito Doderer, che ne descrisse con precisione fotografica la quotidianità talvolta eccentrica, ma -interrompendo qui l'elenco- anche i nostrani Carpinteri e Faraguna che seppero dare al racconto quella vena ironica e scanzonata che solo un triestino può. La fine della II Guerra Mondiale riportò in Austria un nuovo desiderio di Austria Felix perché dopo la perdita territoriale della Grande Guerra, ora era arrivata anche la perdita dei propri beni e della dignità: il mito absburgico offriva la strada e la cura per i nuovi mali. Ma ora più che alla letteratura -pochi scrittori che si cimenteranno col tema raggiungeranno il livello dei precedenti- la narrazione spetta al cinema.
Un film di questo periodo ci interessa in modo particolare per ritornare al treno. Il titolo, Kaiserball, ruba quasi il nome di uno dei più celebri walzer di Strauss jr. che incidentalmente compose anche un brano ferroviario: la polka Vergnügungszug (Treno del piacere) che è un ospite quasi fisso del Neuesjahrkonzert di Vienna (altro luogo tipicamente felixaustriaco).
Il film unisce due luoghi classici dell'Austria Felix: la Vienna imperiale e le zone alpine del Salzkammergut, dove si trova Bad Ischl -la località turistica del Kaiser- e immancabilmente le unisce col treno grazie alla bellissima -ma purtroppo da tanti anni perduta- linea a scartamento ridotto del Salzkammergut.
Die S.K.G.L.B. "Salzkammergutlokalbahn", nome e soprattutto sigla che in alcuni potrebbe incutere timore, collegava passando tra paesaggi meravigliosi Salzburg con Bad Ischl e fu più volte onorata dall'augusta visita dell'Imperatore Francesco Giuseppe I, cui era riservata una carrozza salone -il Kaiserlichen Salonwagen-. Solo che probabilmente i 10 metri della carrozza saranno stati giudicati troppo poco imperiali; fatto stà che venne trasformata in carrozza normale con Franz Joseph I ancora in vita e però gli sopravvisse, ma solo per la caratteristica felixaustriaca che nulla termina del tutto. Dopo molti giri (e non per niente da "walzen" -girare- deriva Walzer), a un certo punto diventerà anche automotrice diesel e poi nuovamente carrozza: la si può ancora vedere in Austria.
Però torniamo al film, di questo stiamo parlando, perché in esso, ad un certo punto, si trovano 5 minuti dedicati interamente alla piccola ferrovia del Salzkammergut, la quale un anno prima della sua chiusura reclamò i suoi minuti di celebrità. Una ferrovia a scartamento ridotto filmata negli anni '50 con qualità cinematografica non è cosa comune e le immagini sono ormai un prezioso documentario ferroviario. E' lo spazio di una canzone -il film è un musical, come il più noto e coetaneo "Tutti insieme appassionatamente" similmente dedicato alla Felix Austria- e la canzone parla della ferrovia: "Zwischen Salzburg und Bad Ischl fährt a liebe kleine Eisenbahn" tra Salzburg e Bad Ischl corre una piccola e amorevole ferrovia. La canzone è un foxtrot, in omaggio a tempi più moderni (attenzione: il film è del 1956 e il foxtrot di 40 anni prima, ma moderno in Felix Austria non coincide necessariamente con contemporaneo) e alcuni passaggi ricordano i temi "ferroviari" della Glenn Miller Band. Il testo della canzone e le immagini sono il perfetto condensato della Felix Austria e lo stesso convoglio è in piccolo questo mondo. Testo e immagini parlano della bellezza dei luoghi e di come il trenino ci si adatti perfettamente, senza disturbare i boschi, i cieli o i campi. Un secolo prima la ferrovia era ancora vista come un intruso, ma la Felix Austria l'ha inglobata e normalizzata, tanto che si potrebbe pensare che non sia stata costruita, ma seminata e sgorgata dal terreno per opera di sapienti mani che con amore hanno zappato, concimato, annaffiato e hanno quindi seguito lo spuntare dal terreno di traversine (non sono forse di legno?) e binari (il loro profilo non si chiama forse fungo?) con comprensibile soddisfazione.
Tra i passeggeri del treno non manca nessuno: i militari la cui ultima preoccupazione sembra essere la guerra, i nobili che con fare accondiscendente si mostrano vicini al loro popolo fischiettando la melodia, professionisti ed impiegati che, in secondo piano, viaggiano tranquilli, il ragazzo che canta una strofa e quindi partecipa a questo mondo adulto che però non vuole rinunciare ad essere bambino, il capotreno bonario, i contadini e le contadine che trovano il tempo per interrompere la felicità che deriva dalla fienagione per salutare festanti il treno a fondovalle. Lo so: non è così. Il lavoro nei campi è duro, ma nella Felix Austria contadini e contadine sembrano sempre membri di qualche Arcadia che, posati temporaneamenti i libri e le occupazioni culturali, decidano di ritemprare il fisico con un po' di sano lavoro campestre.
E' tutto molto kitsch, tutto molto poco realistico, ma tutto perfettamente aderente al mito e il collegamento tra il mito e noi sembra con tutta evidenza essere la ferrovia, a maggior ragione una ferrovia ora scomparsa, ma nella scena l'unica cosa autenticamente vera.
Che solo la ferrovia potesse essere il collegamento tra la Felix Austria e la realtà non è un'idea nuova.
Inizialmente il percorso è inverso: tutti i comitati locali che nei territori dell'impero absburgico richiedono la concessione per la costruzione di piccole ferrovie vogliono essere collegati al resto del mondo e la ferrovia porta effettivamente la speranza di poter fuggire dall'isolamento dei piccoli centri; non sono mica tutti come i triestini che festeggiano la nuova ferrovia cantando ironicamente "Adeso gavemo la strada ferata/La sboba in pignata giamai mancarà!" (adesso che c'è la ferrovia, la pentola sarà sempre piena. Di sbobba), ricordando con spirito molto pratico che van benissimo idee, ideali, speranze senza i quali l'esistenza si impoverisce, ma che fondalmentalmente senza sbobba non si va molto lontano (no, vin non serve: abbiamo già).
Ironia a parte, avevano ragione i comitati locali: se ci si doveva aspettare una vita migliore era necessario uscire dall'isolamento. Solo che la prima Guerra Mondiale sconvolge tutto, soprattutto ai perdenti, e la perdita dell'impero insinua il sospetto che da qualche parte qualcosa si sia rotto, che si sia fatto qualche errore e che si debba tornare indietro. Intendiamoci, ciò vale solo per l'Austria e per la sfera culturale tedesca: in Cecoslovacchia, che tra il 1919 e il 1938 ha una vita culturale travolgente, ad esempio non si assiste a nulla di simile.
Quello che è strano è che la connessione è ancora affidata al treno -le ferrovie già ci sono-, pur se ora in senso inverso: dal mondo verso il paese; e se non la paternità, almeno l'espressione migliore del nuovo concetto deve essere riconosciuta a Robert Musil che, descrivendo la Kakania (nome che in italiano diventa difficilmente maneggiabile e al quale necessariamente gli abbiamo preferito mito absburgico o Felix Austria) nelle primissime pagine del vastissimo "L'uomo senza qualità" dice ad un certo punto:

"...E per di più si vorrebbe possibilmente far parte delle forze che menano il treno del tempo..., ma sebbene noi siamo sottomessi e rassegnati ci domina sempre più l'impressione sgradevole di aver oltrepassato la meta o di aver imboccato la linea sbagliata. E un bel giorno ecco il bisogno frenetico: Scendere! Saltar giù!... E nel buon tempo antico, quando c'era ancora l'impero austriaco, si poteva in quel caso scendere dal treno del tempo, salire su un treno comune di una ferrovia comune e ritornare in patria."

E se questo è scritto negli anni '20 del secolo scorso (quasi un secolo fa, è bene tenerlo a mente), a fine secolo un gruppo di musicisti austriaci, gli S.T.S., crea una canzone che gli darà una fama inattesa e -in area austro-tedesca almeno- ancora duratura. In questo brano si parla di un ragazzo stiriano che tenta la fortuna musicale a Vienna, ma ne resta deluso, si riduce a cantare i Beatles e non le proprie canzoni e quindi si rende conto che può benissimo cantare e con maggior soddisfazione nei suoi paesi stiriani e ci ritorna in treno.
Non è più il mito della Felix Austria che dopo tanti anni diventa inattuale e non è più una fuga verso un luogo protettivo, ma inesistente. Ma è la consapevolezza del trovare un luogo vero che ci sia adatto, nel quale esprimersi autenticamente e il testo infatti elenca paesini stiriani veramente esistenti e raggiungibili: l'atlante finalmente restituisce una risposta e similmente l'orario ferroviario ci da alla fine un treno con partenza, arrivo e biglietto; ma per far questo, come sapevano già gli antichi greci, bisogna rompere il mito.

Curiosamente, in tutto questo racconto, resta sempre il treno. Saliamo in carrozza, allora!

Una nota: ho usato indifferentemente Felix Austria e Austria Felix e non per distrazione. Dovendo riferirmi ad un luogo indeterminabile e circondato dal senso del mito, adottare un'imprecisione voluta nel dichiararne il nome mi è sembrato un modo per aggiungere significato.

SKL: tra Salisburgo e Bad Ischl

Salzkammergut Lokabahn


S.T.S - Fürstenfeld

Il brano citato nell'articolo




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