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07/09/2012 - Scompartimento d'autore

Wocheinerbahn… E 626-059, Campo Marzio

(prima parte)

di Manuela Gizzi


“…Eccellenze, Autorità Civili, militari e religiose, Dirigenti della Società Ferroviaria Istriana, Signori e Signore, gradite il più cordiale e sincero benvenuto a nome di tutti i dipendenti della stazione ferroviaria di St. Andrew, patrono dei cantieri di Trieste, onorevolmente onorati dalla vostra illustrissima presenza… parole nobili, di elevato contenuto etico, superano le “piccole” contingenze storiche e si nobilitano nell’impegno dei nostri ferrovieri, i quali, dal porto di Trieste, rendono concreta la congiunzione austro-ungarica e bavarese, attraverso la linea internazionale, non elettrificata, Bohinjska Proga...”
, Triest Staatsbahnhof, Campo Marzio, 1887-1906.
Wocheinerbahn in tedesco, Bohinjska Proga in sloveno, vi parlo della linea, a scartamento ordinario, della ferrovia Transalpina, di quel lembo che da Trieste collega… collegava… Jesenice, città slovena, passando per Villa Opicina e Nova Gorica. La vicenda si articola nei tratti di una umanità longitudinale, un episteme ferroviario, tra il valico di Monrupino e il porto di Trieste, piccolo spazio in vasta relazione temporale, percorso in motocicletta, a cavallo degli anni ’50, dal finanziere, giovane e “cisto”, con alle spalle i risultati, sempre sorprendenti, della nostra ingegneria ferroviaria, tra il 1850-‘900, in tratte e macchine, per nuovi equilibri economici ed esigenze direttive, che porteranno ad evoluzioni di progresso, ma anche a scenari di guerra, di deportazione, di foibe e patriottismo.
Signora della storia, la rivoluzionaria E 626.059, locomotiva multiruolo, variazione di potenza e peso che, per volontà dell’ingegnere Riccardo Bianchi, era dotata di ruota dentata, grinta da cortigiana, femmina poderosa, nelle forme dai “larghi fianchi”. Risposta ruggente alla rivoluzione elettrica delle nostre ferrovie, tutte al vapore!

E qui, vi riporto tra le valli del varesotto, 16 ottobre 1901, là dove inizia la storia dell’elettrificazione ferroviaria.

Linee interessate: Milano-Gallarate (40 km d.b.) e Gallarate-Varese-Porto Ceresio (km 38 s.b.).
Generazione dell’energia: Centrale termoelettrica a Tornavento con 3 gruppi da 750 kW
Trasporto dell’energia: con linea trifase a 12000 V.
Sottostazioni: n. 5 con convertitrici c.a./c.c. rotanti da 500 kW, 650 V.
Linea di contatto: A terza rotaia.
Materiale rotabile: Elettromotrici con 70 posti, 2 carrelli, ciascuno con 2 motori da 55 kW.
Esercizio: Iniziato con 7 coppie giornaliere, passate subito dopo a 19. Attuato contemporaneamente un ribasso delle tariffe.…CIFI, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani e valtellinese, 15 ottobre 1912

 

Linee interessate: Lecco-Colico di km 39, Colico-Sondrio di km 41 e Colico-Chiavenna di km 27.
Generazione dell’energia: Impianto idroelettrico a Morbegno con 3 gruppi da 1000 kW, 15 Hz.
Trasporto dell’energia: linea trifase a 22000 V, sugli stessi pali in legno della LdC.
Sottostazioni: n. 9, dotate di trasformatori 22000 V/3000 V da 450 kVA.
Linea di contatto: a 3000 V, bipolare con fili in rame da 50 mmq, sospensione trasversale.
Materiale rotabile: Elettromotrici a 2 carrelli, ciascuno dotato di 2 motori da 150 HP, velocità 64 e 32 km/h; locomotori a 4 assi, ciascuno con motore da 250 HP, velocità unica 32 km/h.
Esercizio: Notevole affidabilità e progressivo aumento del numero di corse e di viaggiatori…CIFI, Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani


E’ la risposta futurista lombarda, dove l’elettrificazione delle linee era già in assetto, un processo di sillogismo ingegneristico, pronto a rispondere ad una economia industriale lanciata a bomba e sostenuta dalla scienza cognitiva costruttivista.
Riccardo Bianchi nasce nel 1837, a Casale Monferrato, Piemonte, e cresce nella pianura del Po, terra di limose e nebbie. Sicuramente la sua creatività meccanica trova radici dall’osservazione del terreno, dove limo e argilla si compattano in micron, con diametro dei grani che si traduce in equivalente sferico e ne determina l’indice di plasticità… e che dire dei circuiti idraulici delle idrovore? Il piccolo Riccardo avrà osservato, sotto la guida di Archimede, la rotazione costante dello spostamento dell’acqua e avrà intuito la portata delle pompe, nella relazione pressione-tensione di vapore e avanti, con compressori e turbine, meccaniche logiche!… oh “cudic” dove sto andando, è un processo deduttivo che si articola tra i principi della meccanica e della fisica? Allora l’ambiente determina o no la conoscenza? Pensiero, emozione, immaginazione, intellezione, creatività… ecco l’uomo che progetta e realizza! Codice binario, catena deduttiva che chiamiamo inferenza, per l’informatica un modus ponens matematico… mah, binario da binari diremo noi, che risponde alla logica dell’andare! Un manufatto che resta dominio del macchinista, un postulato che rende coeso ambiente e piano cognitivo dell’ingegnere: siamo in piena rivoluzione tecnologica, l’apoteosi della locomotiva!
L’azione e il ragionamento partono dalla pompa per eccellenza, il cuore… fino alla corona e al pignone della nostra loco E 626! Insomma, l’ingegno del Riccardo, ingegner Bianchi, nasce dal cuore e dall’idraulica, per giungere a un sistema di comando idrodinamico, che miscela acqua e glicerina, agenti sui pistoni differenziali e condotti per pressione agli aghi di cambio, superando così la rigidità degli scambi a leve. Osservo e ascolto l’ingegner Riccardo, mentre si arrovella con le formule dell’energia potenziale rotazionale verticale, distribuzione a valvole… e la statica delle strutture… velocità angolare, grado di libertà, forza generalizzata... pausa! Dai beviamoci un tè varesotto al bergamotto!

 



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