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27/10/2010 - Scompartimento d'autore

Agatha Christie Calais-Istambul... ci sto viaggiando!

...il tempo è soltanto un' astrazione della mente...” (Agatha Christie).
Qualche volta Trenitalia dovrebbe scriverlo sui tabelloni automatici! Personalmente perdono ogni ritardo, ma sono un pellegrino da crociera, un falco buono con le ali riposte e mi va bene anche stare appollaiata sulla banchina e respirare quell'umanità in attesa rassegnata. Allora prendo volentieri sottobraccio la signora Christie, la quale si lamenta dell'attuale moda femminile, lei donna di taglia forte sempre in lotta con le commesse di turno, ignare del fatto di aver di fronte un mito!
Scruto la sua espressione e un po' m'inquieta, non posso saggiare la calma apparente di colei che in “Il mistero del treno azzurro”, ha reso il viaggio anche l'apoteosi di un delitto che sa di punizione, per una donna troppo bella, troppo ricca e troppo infedele! Povera Ruth Kettering, messa alla gogna da una società miliardaria che ha perso i confini e i valori dell'illecito, rendendo maledetto quel viaggio verso la Costa Azzurra, dopo aver lasciato il buon senso nella fumosa Londra.
Mentre camminiamo, la Christie scuote la testa davanti a jeans troppo attillati, magline senza stile, per non parlare delle scarpe, di cui è convinta indossiamo le scatole! E poi dove sono i cappelli che rendono charme alle signore! “...il cappello deve rimanermi in testa! - Vittoria! Scegliamo il colore, uno tra quelle nuove tonalità dai graziosi nomi: Sporco, Ruggine, Fango, Marciapiede, Polvere, ecc...” (Partant pour la Syrie di Aghata Christie).
Il suo educatissimo investigatore belga Poirot ci passa accanto, lisciando il baffo del pensionato immortale, pregando la sua creatrice di non affidargli il caso della valigia scomparsa; mago del gioco psicologico, che attraverso l'occhio e il cuore della Christie, respira nei vagoni del Simplon Orient Express! A questo punto, anche la rassegnazione del pendolare, in attesa del “Locale”, si scuote, chiude il quotidiano strapazzato e si volta, cercando nella mente quel vago odore di brillantina. E sul più bello di un annuncio, non capito per il passaggio di un treno merci, incrociamo lo sguardo sornione di miss Marple, l'affascinante vecchietta, che della Christie impersona il buon senso, la saggezza, quel gusto al the nero, necessario per rendere merito ad un giallo dignitoso. Sferruzzando un maglione rosa antico a losanghe intrecciate!
Ah! Aghata cara, il suo amore per il mitico treno e le sue discussioni con la Compagnia, per il numero sempre troppo elevato dei suoi bagagli!
La tolleranza di carico nei wagon-lit dell'Orient, la costringeva a riempire le sue valige fino al limite di tolleranza dello spazio, invalidando le leggi della fisica e dunque, rendendo pratica la teoria della casualità, a fronte di un rapporto euclideo tra contenente e contenitore! “...in merito ai bagagli esistono diverse scuole di pensiero. Ci sono quelli che iniziano a prepararli da una a due settimane prima. Ci sono quelli che mettono assieme quattro cose mezz'ora prima della partenza...” (Aghata Christie). In realtà, il carico spropositato era dovuto soprattutto al numero di libri trasportati dal suo affascinante marito Max Mallowan, archeologo, che  accompagnava nelle campagne di scavo, in siti improbabili, godendo prima del viaggio sul Simplon Orient Express, per poi adattarsi alla vita esasperante di città come Istambul.
Donna dal fascino austero deduttivo, ligia al suo dovere di moglie, apparentemente in disparte, pragmatica della vita attraverso le trame dei suoi gialli,  sempre in lotta con qualche problemino di sovrappeso. Ma quanta leggerezza con la sua penna!
Scrittrice capace di far vivere ogni assassinio con la tollerante eleganza del “suo investigatore”, l'illustre Hercule Poirot. Maestra nel rendere viva la familiarità all'interno delle carrozze del Simplon Orient Express, al punto che alla fine del viaggio non ci resta il ricordo della trama omicida, ma il profumo del lusso.
Quel suo umorismo intelligente! “...perché ha con sé così tante paia di scarpe? Sono troppe. Ma, rispondo, visto che non fumo non ho sigarette, e allora perché non qualche paio di scarpe in più? Al doganiere la mia spiegazione va a genio...” (Aghata Christie). Spigolosa, ma mai offensiva, la parola è cercata e messa seduta comoda, nello scompartimento del treno dei sogni, all'interno del quale dipinge una umanità ricca, avvolta in stoffe ricercate e coperta da essenze preziose che ci pare di percepire al tatto olfattivo della frase letta. La sua ricerca del dettaglio femminile è la risposta a quel piccolo disagio del muoversi in un fisico un po' pienotto, che la obbligava a rinunciare “...agli abitini, con le rifiniture di impreviste pelliccette e le gonne plissettate...” (Aghata Christie).
Aghata Christie ha viaggiato molto sul Simplon Orient Express, prima di arrivare a scrivere “L' assassinio sull'Orient Express” registrando attraverso il disincanto del curioso intelligente, i movimenti del personale, i dettagli dei vagoni, lasciando vivo il gusto della superiorità e alterigia, del treno più acclamato e divinizzato della storia su rotaia “...mi piace il suo tempo, attacca con un Allegretto con Furore ondeggiante e sferragliante, capace di sbatacchiarti da una parte all'altra nella folle furia di lasciare Calais e l'Occidente, per poi gradualmente diminuire in un rallentamento, mentre marcia verso Oriente, fino a trasformarsi risolutamente in un legato...” (Partant pour la Syrie di Aghata Christie).
Capite? Ci devo stare attenta con Aghata, è capace di far deragliare il mio pensiero, non solo intrappolandomi in pagine di affascinate letteratura, ma incrociando le mie sinapsi sui pentagrammi di note conosciute e sconosciute, rischiando di bloccarmi sulla piattaforma girevole, facendomi ruotare come le locomotive a vapore per il viaggio di ritorno, ma senza farmi ritornare! Lei è la “nonna in carrozza”, di cui sono innamorata, per quella capacità di azionare la ruota motrice, lanciando a tutto vapore le mie bielle, consapevole del fatto che sono nata fuori tempo e non tollero l'alta velocità, se questa diventa il prezzo di una linea ferroviaria impersonale e distratta. 
Così, tra un sogno e l'altro, un ricordo e una nostalgia, la nostra passeggiata si prolunga: è in ritardo anche l'Orient? La cosa ci par assurda. Ma Trenitalia sarebbe capace anche di questo imperdonabile delitto!



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